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Monday, 05 October 2009 08:05 | Written by Davide Oretti

Ogni giorno circa 300 milioni di persone, di cui 10 in Italia, si collegano alla rete Internet.
Stiamo vivendo una vera e propria rivoluzione, tecnologica e culturale: Internet e il Web rappresentano il primo sistema di comunicazione semplice, immediato e diffuso su scala mondiale, accessibile sostanzialmente a tutti (purché sia possibile utilizzare un computer e una rete telefonica).Per la prima volta nella storia l’accesso all’informazione rappresenta una reale opportunità per la maggior parte delle persone. Le distinzioni di classe e di ceto si stanno progressivamente annullando e vengono sostituite da distinzioni basate sulla possibilità di accedere al mondo dell’informazione digitale (digital divide).

Se da un lato governi e organizzazioni internazionali stanno dedicando grande attenzione ai paesi poveri che anche in questo caso si trovano esclusi dallo sviluppo e dalle possibilità offerte dalle nuove tecnologie (http://digitaldividenetwork.org/), dall’altro banda larga, accessibilità, costi ridotti e tecnologie sempre più semplici e trasparenti renderanno sempre più facile e immediato non solo accedere alle informazioni, ma anche condividerle. L’ambiente di lavoro inteso in senso tradizionale viene progressivamente sostituito da un vero e proprio ambiente virtuale e collaborativo a cui sarà possibile accedere da qualsiasi postazione e strumento (computer, pda, ecc.). Questi strumenti, di utilizzo sempre più semplice e immediato, sono destinati a diventare parte integrante non solo della nostra attività lavorativa ma anche della nostra quotidianità.

La descrizione di un futuro alle porte, che trova una conferma nelle parole di Bill Gates, fondatore della Microsoft, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera il 24 ottobre 2005, in occasione della partecipazione allo SMAU.

[…] E' considerato da sempre un uomo del futuro. Si volti indietro. Come guarda se stesso? Il manager e la persona?
«E' anche il ventesimo compleanno di Windows e di Microsoft Italia… in effetti ho sempre guardato in avanti, mai al passato. E' una necessità: in un settore che si muove così rapidamente, anche tu devi cambiare di continuo. C'è così tanto da fare. Il sogno del personal computer non è ancora realtà: il pc non riconosce il parlato, né la scrittura manuale; il pc non vede. L'era del computer è solo all'inizio. In alcune aree, come i tablet- pc, siamo abbastanza soli; in altre, come la musica e i motori di ricerca, abbiamo una forte concorrenza. Ci piacciono entrambe le cose. Mi sono sempre sentito un pioniere; se gli altri avanzano, lo farò anch'io. Nei prossimi dieci anni ci attendono progressi fenomenali. Useremo i pc in modo finora impensabile».

Quali cambiamenti ci attendono nei prossimi 3 o 4 anni? Quale impatto avranno sulla vita della gente? E sull'economia?
«Ogni anno la tecnologia diventa meno costosa e più affidabile. Per usarla la gente non ha più bisogno di conoscere i dettagli, che so, i processori a 64 bit. Il futuro è il riconoscimento visivo e del parlato: potremo parlare con il cellulare senza digitare alcunché, fotografare con il telefonino un codice a barre e conoscere attraverso Internet il prezzo di quel prodotto e dei concorrenti, oppure fotografare un testo e farlo tradurre nella nostra lingua. Oggi il software non sa ancora riprodurre tutte le capacità naturali dell'uomo. Presto gli studenti, grazie al tablet-pc che sostituirà i libri di testo…».

In che modo? Come funziona il tablet-pc?
«E' una sorta di lavagnetta digitale. Costerà sempre di meno, e consentirà agli allievi di registrare la lezione del professore senza più prendere appunti. L'interfaccia naturale con il computer crescerà di anno in anno ».

L'Europa e in particolare l'Italia non sono in ritardo? L'economia italiana si regge su piccole aziende, quindi non pare in condizione ideale per lo sviluppo della tecnologia e della ricerca. Come vede il nostro futuro? Cosa dovremmo fare? E cosa può fare Microsoft?
«Quando i computer erano grandi e costosi, aiutavano solo le grandi aziende. Oggi i pc danno vantaggi enormi alle piccole aziende, che possono collaborare con i partner da lontano, aprire un sito web, ricevere ordini 24 ore al giorno anche quando non c'è nessuno in ufficio. Le tecnologie prossime venture saranno preziose per le aziende italiane, ad esempio per quelle di moda, che disegneranno sempre meglio i loro prodotti in digitale, simulando soluzioni sempre nuove prima di passare alla produzione. Le piccole aziende ci interessano molto, rappresentano buona parte del nostro lavoro».

Ogni volta che lei viene in Italia passa da Milano. La città di Leonardo, di cui lei è estimatore. La capitale della cultura scientifica italiana. Ora, sembra, anche della crisi italiana.
«Crisi? Quale crisi?».

Lei non ha questa percezione?
«No. Innanzitutto a me piace molto Milano, che trovo bellissima, come mi piacciono Roma e altre città che conosco anche come turista. Lei parla di crisi. Molti paesi, non solo l'Italia, devono cogliere l'occasione al volo, muoversi con grande rapidità, cambiare. Se non lo fa Milano, il resto d'Italia non lo farà. I business-leader sono qui, tocca a loro progettare le riforme, il futuro. Io sono convinto che i business-leader italiani siano ottimi. Ho appena incontrato gli uomini di Capitalia, lavoro con Telecom, con cui stiamo testando nuove tecnologie. E non considero affatto l'Italia un Paese tecnologicamente arretrato. L'anno scorso l'uso privato della banda larga è cresciuto del 35%: è una cifra record, che si può ancora migliorare; sogno che nei prossimi tre o quattro anni si arrivi al 50. Non vedo un'Italia rimasta indietro. Certo, c'è molto da fare. Abbracciare senza perdere tempo la tecnologia, il cambiamento, il nuovo».

Parliamo di Internet. Il simbolo della libertà e della diffusione della democrazia; almeno, così pareva sino a poco tempo fa. Non crede che da una parte la valanga di informazioni inutili, dall'altra il controllo legato alla necessità della sicurezza minaccino il futuro di Internet?
«Tutto il settore, e Microsoft in particolare, devono considerare con la massima attenzione questi abusi. Lo spam - la posta indesiderata - e il furto di identità possono essere eliminati con il progresso. Internet resta uno strumento di democrazia, in particolare per i Paesi poveri. Sopprimere l'informazione libera è impossibile. Anche in Russia, anche nei Paesi dove c'è una tradizione di controllo dei giornali non è più possibile nascondere le notizie che arrivano via Internet, per posta elettronica. Questo per me è un'ottima cosa. Certo, esistono anche i "bad guys", i cattivi. Servono leggi per fermarli. Dobbiamo sviluppare un buon rapporto con la polizia, fare in modo che conosca la tecnologia, migliorare l'"intelligence" dei computer, anche del sistema Windows».
Alcuni Paesi, non solo la Cina, hanno introdotto restrizioni. Questa politica minaccia il libero sviluppo di Internet? Deve cambiare in futuro?
«Restrizioni ci sono sempre state. La stampa non può riprodurre il lavoro altrui. In Germania è vietata la propaganda nazista. Nella maggior parte dei Paesi ci sono divieti in tema di pornografia e pedofilia. Tutti hanno un certo livello di restrizione, anche gli Stati Uniti, dove siamo piuttosto liberali ma abbiamo limiti, magari anche salutari. Il nuovo sistema operativo Windows Vista, ad esempio, consentirà ai genitori di inibire ai figli l'accesso ad alcuni siti web».

Alcuni Paesi europei considerano l'America troppo potente anche nel campo di Internet, e spingono per affidarne la supervisione all'Onu. Lei che ne pensa?
«Spero che resti un problema non molto importante. Non credo ci siano posizioni di dominio o di controllo. C'è stato probabilmente qualche favoritismo nei confronti delle aziende americane nell'assegnazione dei nomi dei domini. Lo si può correggere. Che l'agenzia di controllo sia Icann, o una nuova agenzia in ambito Onu, o la Itu che già si occupa di telecomunicazioni in seno alle Nazioni Unite, in ogni caso credo saprà cosa fare».
[…]

E' sempre pessimista sul futuro dei libri e dei giornali? Dovranno cambiare ancora?
«Tutto deve cambiare. Le auto, la tv, persino i musei. E' evidente che la carta è destinata a perdere la sua posizione dominante. Se i suoi figli le chiedono un' enciclopedia, lei dà loro un libro o un computer? Però ci sarà sempre bisogno di buone enciclopedie, e di buoni articoli. Con il tablet-pc li scriverete ancora meglio ».
[…]

Aldo Cazzullo
Corriere della Sera – 24 ottobre 2005

Last Updated on Monday, 05 September 2011 12:43
 

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